Al mio segnale scatenate l'inferno...

September 23, 2018

 

Ovvero come descrivere una battaglia nel vostro romanzo. Le descrizioni creano il set nel quale si svolgerà la narrazione e non dimenticare mai che sono essenziali, perché permettono al lettore di visualizzare meglio la vicenda e seguire le avventure dei vostri protagonisti. Senza descrizioni, il lettore è come immerso in un palcoscenico vuoto:  ciò che descrivete può essere drammatico o  divertente ma poco stimolante, poco “visivo”. Per dare incisività a un set è necessario descriverlo. Ovvio direte voi. Ma una buona descrizione è concreta, stimola i sensi, è dinamica e ha significato per la storia, quindi una descrizione non si fa a vanvera. Voi siete il regista incaricato di stimolare il cervello dei lettori con immagini che abbiano la stessa forza e la stessa concretezza dei grandi del cinema.

 

Ricordate la scena iniziale del colossal Il Gladiatore? Un barbaro sporco, brutto e cattivo sfida l’esercito romano lanciando la testa di un legionario ai piedi dei compagni schierati. Subito dopo un campo lungo, poi un primo piano sul legato (l'ufficiale al comando, Massimo Decimo Meridio interpretato da Russell Crowe) che davanti a cotanta barbarie lancia un ordine: “Al mio segnale, scatenate l’inferno”.

 

Il regista Ridley Scott ha fatto un ottimo lavoro insieme agli sceneggiatori: ci "catapultano" nella storia presentandoci un protagonista forte e volitivo e una situazione drammatica, di cui ci preme di conoscere l'epilogo, facendoci capire per chi dobbiamo tifare. Arrivati a questo punto, sfido chiunque a spegnere il televisore. Così dovrebbero essere le descrizioni che fate nei vostri libri di battaglie, duelli e affini.

 

Fate questo esercizio: osservate attentamente le scene iniziali del film, poi provate a descrivere la stessa successione di eventi, gli stessi personaggi, lo stesso set ma, soprattutto, provate a ricreare sulla carta lo stesso pathos. Vi accorgerete che è un’impresa quasi titanica. La descrizione di scene corali sulla carta è molto complicata dato che noi possediamo una sola telecamera per cui, in generale, è consigliabile descrivere la battaglia da un solo punto di vista.

 

Qualche consiglio ve lo posso dare. Prima di tutto è essenziale avere un’ottima conoscenza di ciò che andate a descrivere/raccontare. Mi spiego: se due vostri personaggi si trovano a fare un duello, prima decidete che tipo di arma essi debbano usare, poi informatevi sulle principali mosse della scherma, non solo d’attacco ma anche di difesa (c’è sempre colui che attacca e colui che si difende ed è meglio descrivere entrambe le mosse) e, infine, guardatevi qualche video su You Tube sull'argomento: tutorial di scuole di scherma, duelli simulati, posizioni e tecniche della spada. Esistono, soprattutto in lingua inglese. Dopodiché, scrivete la scena ma… c’è un ma. Dovrete simulare voi stesse le mosse che fate fare ai vostri protagonisti. Ebbene sì, armate di gladio (nel mio caso, comprato a Roma in un botteghino di souvenir) o della spada di Zorro (rimasuglio del costume carnevalesco di vostro figlio/nipote) o di spada laser (ottima una torcia elettrica a led), provate a riprodurre “dal vivo” ciò che avete descritto sulla carta. Se non ci riuscite voi, figuriamoci un lettore. Mi raccomando però, occhio al lampadario di cristallo…

 

Come descrivere una battaglia? In genere siamo nel Medioevo (quanto ci piacciono le armature lucenti e i cavalieri senza macchia e senza paura?) ma vi devo disilludere: le battaglie come noi le immaginiamo furono rare nel Medioevo. Avete presente la campale battaglia conclusiva del film Il Ritorno del Re, quando l'esercito di Rohan va in soccorso al regno di Gondor? Tolkien e il Signore degli Anelli, per intenderci... Ebbene, il primo riflesso dei capitani del tempo era proprio quello di evitarle, o meglio di chiudersi tra le mura dei castelli. Quindi per gli autori è l'assedio a rivestire importanza: inventate una scena con un gruppo di assediati, magari mentre tentano una sortita per forzare il blocco o porvi fine. Ricordiamoci che i cavalieri medievali, nella loro ricerca di prodezze eroiche, caldeggiano spesso questa soluzione anche se spesso è l’ultima spiaggia.

 

La carica frontale, tanto apprezzata dagli scrittori di tutti i tempi, così come dai cavalieri e dalle fonti storiche dell'epoca, ha come scopo principale quello di suscitare il panico nell'avversario, spingendolo così alla fuga scomposta e dovrebbe essere descritta dopo una “preparazione” con una scena di arcieri e balestrieri. I cavalieri, sempre nel Medioevo, erano di solito raggruppati in tre, cinque ranghi, poi in file o in squadre di venti e trenta riunite attorno alla bandiera o al vessillo. L'insieme di più squadre formava un battaglione.

 

Sulla carta avete a disposizione un esercito che conta generalmente tre o quattro battaglioni. Fate campi lunghi come i registi, come Ridley Scott quando ci mostra l’esercito romano schierato. Mostrate le squadre che caricano in ordine serrato, una dopo l’altra, in una successione che abbia logica e ordine. Che so, i cavalieri che abbassano tutti insieme le proprie lance, dando di sprone alle cavalcature per accelerare fino all'urto frontale. Come un buon regista, mantenete la compattezza dei vostri uomini, condizione imprescindibile per il successo. Perché voi siete un generale e una manovra di questo genere esige disciplina.

 

Checché ne dicano le fonti medioevali, o il libro che avete consultato per avere ispirazione, in realtà è raro che la prima carica sia vittoriosa. Bisogna allora che i vostri cavalieri facciano dietro-front e riformino i ranghi e per fare questo approfitteranno di una seconda carica, condotta coi contingenti tenuti di riserva; a questo punto potrete fare un bel primo piano sugli arcieri e, in caso di disfatta, i cavalieri si troveranno isolati, disarcionati o spinti a fuggire e abbandonare la fanteria al triste destino. In caso di fallimento della prima carica, ingannate il nemico: rompete i ranghi nelle file nemiche con una fuga simulata che, a un certo punto, verrà interrotta dai nostri appostati e pronti a tendere un’imboscata ai fuggitivi (tattica utilizzata spesso, anche nella battaglia di Hastings).

 

Vi sarete resi conto (spero) che la descrizione di una battaglia è un susseguirsi di scene con campo lungo (un gruppo di protagonisti o di personaggi) e di primi piani, con eroe o eroina che, per forza di cose, per il momento dovranno sopravvivere a qualsiasi minaccia, di un nemico umano o meno.

 

I cavalieri non combattevano soltanto caricando a cavallo: in molte occasioni essi si mischiavano ai fanti (battaglia di Dorylée,1098, di Bourgtheroulde, 1124, Crécy nel 1346 e Poitiers nel 1356). Questo poiché il peso delle armature, sempre maggiore, li metteva in posizione poco favorevole sul piano offensivo proprio nei confronti dei fanti, molto più mobili. Ricordatevi, quando “vestite” di armature i vostri protagonisti, che un elmo impediva la visuale perfetta sull’orizzonte (con la celata abbassata il cavaliere vede solo davanti a sé), la maglia di ferro, la lorica hamata dei legionari usate per tutto il Medioevo, pesava sei chili e oltre (la più pesante rinvenuta, ben 14 kg) e manopole, schinieri, bracciali, guardareni, panziera ecc ecc, rendevano i movimenti rallentati. Solo chi era molto esperto e forte riusciva a gestire tutto ciò mantenendo abilità e potenza con spada o lancia o mazza.

 

Se la vostra battaglia “sulla carta” deve far risaltare la prodezza di un eroe, sappiate che nell'ambito di combattimenti di massa (campo lungo) c’è lo spazio per scontri più personali. La carica che descriverete sarà compatta e collettiva, in seguito potrete fare il primo piano su un cavaliere, che sceglierà il suo avversario nelle file nemiche per abbatterlo con lancia, spada o qualsiasi arma bianca. Storicamente, la maggior parte dei combattimenti collettivi era preceduta da scontri più vicini alla singolar tenzone, in cui la prodezza individuale trovava libero corso. Alle ingiurie, alle grida intimidatorie e alle varie dimostrazioni di ostilità del nemico, seguiva spesso una sfida lanciata da uno o più cavalieri.  

 

Un tempo l'esito di questo combattimento individuale poteva sostituire  o fare da modello allo scontro generale. Casi di questo tipo sono numerosi per tutto il XII e XIII secolo, ancora più frequenti nel XIV, durante la guerra dei Cento anni e non era raro che, durante una tregua, i cavalieri ingannassero il tempo organizzando giostre, duelli o scontri fra i campioni dei due campi. La maggior parte di questi combattimenti fra cavalieri erano meno sanguinosi delle battaglie vere e proprie. Ciò era dovuto sia alla qualità del loro armamento difensivo, sia alla concezione ludica della guerra cavalleresca e a un codice non scritto, che voleva il vincitore risparmiare la vita il cavaliere vinto.

 

Per concludere: le vostre battaglie dovranno essere realistiche e dovrete impiegare un pizzico di crudeltà, una buona dose di coraggio, tante spade affilare, corazze robuste e destrieri bardati per la battaglia, senza dimenticare gli eroi temerari, distribuiti equamente tra le parti avverse. Non dimenticate però la pazienza e l'impegno perché, come cantavano i Morcheeba, Rome wasn't built in a day.

 

Ora, prendete carta e penna e scatenate l’inferno!

 

 

 

 

 


 

 

 

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