Al lupo! Al lupo!

April 3, 2018

 

 

Intorno a me l'oscurità è profonda, la foresta oscura e spaventosa, il freddo è intenso e un lungo brivido mi scorre lungo la schiena. Alzo gli occhi. Lassù, nitida tra le cime degli alberi, la sfera tonda e luminosa della luna piena. Luna piena? Accidenti! All’improvviso mi immobilizzo per ascoltare i fruscii, gli scricchiolii e i richiami notturni. 

 

"Awooooooooouuuuu" Per la miseria lo sapevo, sono la solita sfigata. Possibile che, tra tutte le creature che popolano il bosco, devo proprio incontrare un licantropo? 

 

Il termine deriva dal greco lykos (lupo) e anthropos (uomo) ed è sinonimo di un essere malvagio e feroce, di una realtà negativa. Anche se negli ultimi tempi il trend sembra essere profondamente cambiato, nel panorama letterario mondiale la leggenda continua e non ha ancora finito di stupirci.

 

Il lupo ha sempre avuto un valore simbolico ambivalente: predatore per eccellenza, ritenuto in certe popolazioni il protettore della tribù, è una minaccia per coloro che sono divenuti agricoltori e allevatori e le storie sugli uomini che si trasformano in lupi o viceversa risalgono all’antichità ancestrale dell’umanità ben prima dei vampiri. Siamo infatti nell’età del bronzo, quando gli uomini si aggiravano coperti di pellicce e armati di lance di selce nella fredda e inospitale Europa.

 

Il cliché classico vuole che, nelle notti di luna piena, l’uomo affetto da licantropia si trasformi in lupo aumentando così le proprie facoltà: potenza muscolare, agilità, furbizia e ferocia. Egli caccia e attacca le proprie vittime senza tregua per squartarle e divorarle scevro di ogni residuo di umanità. 

 

Grande, possente, col muso di lupo e affilate zanne, il corpo coperto di ispidi peli, con coda e spaventosi artigli. Cammina e corre sulle zampe posteriori molto sviluppate, ed è questo che lo rende impressionante. Umano e allo stesso tempo bestia. Forse quel luccichio degli occhi, il loro colore… no! Niente da fare, i canoni di bellezza che tanto piacciono a noi donne, ebbene, scordateveli.

 

Per lungo tempo il lupo mannaro è stato associato al vampiro, suo lontano cugino. Del resto qualche punto in comune ce l’hanno: cacciano di notte, uccidono le loro vittime con un morso, la metamorfosi li trasforma in animali. Già lo storico greco Erodoto (V secolo a.C.) ci parla di una popolazione che abitava sulle rive del Mar Nero, maghi così potenti che potevano trasformarsi a loro piacimento in lupi in modo da poter soddisfare i loro appetiti selvaggi.

 

Il primo uomo lupo ufficiale della storia sembra essere stato Licaone (i licaoni oggi sono dei canidi che popolano la savana africana). Ce lo racconta il solito Ovidio nelle sue Metamorfosi e molte son le varianti del mito. Questa è la più comune: Licaone era re di Arcadia, un uomo così empio e blasfemo che Zeus decise di punire per le sue malefatte. Travestito da mendicante si presentò alla sua corte Ma il furbo Licaone se ne avvide e per smascherare il dio in incognito,  gli servì come pasto la carne di un fanciullo ucciso con la complicità dei suoi cinquanta figlioli. Zeus non era mica per niente re dell'Olimpo e, scoperto l'inganno e orripilato dal macabro pasto, rovesciò la tavola imbandita fulminando all'istante tutti i "simpatici" pargoletti di Licaone tranne il piccolo Nittimo e solo perché Gea, bontà sua, glielo impedì. Il crudele Licaone  venne trasformato in lupo  e Nittimo, il figlio superstite, salì al trono al posto del padre ma durante il suo regno vi fu un disastroso diluvio causato dall'empietà della sua discendenza.

 

Gli antichi romani, popolo dal pugno di ferro di poche parole e molti fatti, non vedevano il lupo con sospetto. Anzi, per loro era un simbolo di forza, potenza e astuzia. I vexillifer, ufficiali investiti dal grande onore di recare l’insegna della legione, indossavano una pelle di lupo che copriva l'elmo, le spalle e parte della lorica. Il licantropo era invece denominato versipellis e immaginavano che la pelliccia da lupo fosse celata sotto la pelle e, all’occorrenza, si sostituisse a quest’ultima. Un po’ come rivoltare una toga, insomma. Il messaggio era chiaro: la natura umana nasconde sotto un aspetto dimesso una creatura imprevedibile, pericolosa e spietata anche contro i propri simili.

 

Petronio, nel Satyricon, per bocca del liberto Nicerate, ci racconta la prima trasformazione di un uomo in licantropo. Il nostro protagonista è in cammino per raggiungere, a suo dire, una bella figliola che lo aspetta in campagna. Lo accompagna un amico, un soldato forte e robusto. Il buon Nicerate racconta: «Alzammo le chiappe al primo canto del gallo con una luna così chiara che sembrava di essere di giorno.» Prestate attenzione al dettaglio della luna perchè, per la prima volta nella storia della letteratura, Petronio inserisce l’elemento capace di risvegliare la natura ferina del licantropo, la luna piena.

 

Nelle vicinanze di un cimitero il soldato si apparta per i bisogni e Nicerate, che canticchia sereno, a un certo punto si gira: per Giove! Il compagno si sta spogliando e, nudo, prima orina sulle sue vesti e poi si trasforma in un lupo svanendo nel bosco. Nicerate, stravolto dal terrore, torna a casa di gran carriera e cosa scopre? Che un lupo si è introdotto nel suo casolare e ha fatto strage di pecore. Non vi è dubbio: quell’uomo è un versipellis, un lupo mannaro. D’ora in poi il buon liberto non si avventurerà più a cuor leggero nei boschi.

 

A partire dall’Alto Medio Evo (476-1066) il mito si trasforma in superstizione religiosa e in maledizione satanica. Effetti del cristianesimo e del rigore dei lunghi inverni, delle carestie e della paura delle creature selvagge che, in quei secoli bui, popolavano le foreste europee. Che dire del famoso episodio di S. Francesco che ammansisce il lupo, trasmessoci dall’iconografia cattolica nei toni rassicuranti di una fiaba? In realtà potrebbe essere stato un esorcismo, operato dal Santo nei confronti di un posseduto. Sarebbe l’unico caso documentato di liberazione di un lupo mannaro senza la sua violenta dipartita per mezzo dell’argento, dell’acqua pura o dello zolfo.

 

Ed eccoci nel secolo dei Lumi: una delle storie più celebri è quella della bestia del Gévaudan (siamo nel 1764-67, centro-sud della Francia, dipartimento di Languedoc-Rouissillon). Un centinaio le sue vittime tra donne, vecchi e bambini. La bestia cammina sulle zampe posteriori, ha le fauci di un leone ma sono solo vaghe testimonianze: il grosso problema è che chi la vede, non va più in giro a raccontarlo. Nonostante l’esecuzione di numerosi lupi (non c’era il WWF), gli attacchi continuarono. Castigo di Dio per punire gli uomini dei loro peccati, la bestia incarnò le più oscure paure e un’atmosfera sinistra regnò sovrana per anni in tutta la regione. Il re inviò il Grand Louvetier (ufficiale reale incaricato della caccia ai lupi) ma il mostro, malgrado periodi di calma, continuò le sue scorrerie in lungo e in largo. Alla fine ci pensò un certo Antoine Chastel, cacciatore benedetto dall'acqua santa, che incontrò la bestia sul far della sera (chissà se c’era la luna), imbracciò il fucile, sparò e... fine del cattivo.

 

Jean pensò di mostrare l'orrenda creatura al re e poi di farla esaminare da qualche esimio studioso. Quindi, collocò i resti in una cassa e se ne tornò a Parigi ma era agosto, faceva caldo e quando arrivò a destinazione c’era rimasto ben poco da esaminare. Rimase dunque il mistero e le leggende si sa, sono dure a morire.

 

La storia della bestia del Gévaudan ha lasciato un’impronta insanguinata che ha fatto e fa rabbrividire ancora oggi durante le lunghe e fredde sere d’inverno. Un’astuta mossa per incrementare l’isteria collettiva che ogni tanto, nei secoli successivi, è riemersa? Forse è proprio così se nel 2001 Christophe Gans gira un film, con un discreto successo: Le pacte des Loups, una co-produzione franco-tedesca con la coppia Vincent Cassel - Monica Bellucci, un affascinante Samuel Le Bihan e un Mark Alan Dacascos, stuntman statunitense di origine hawaiana in ottima forma fisica. Guardare per credere.

 

Ma come difenderci, come individuare i licantropi che si celano tra i nostri simili? Imperativo tenersi alla larga da chi ha sopracciglia troppo folte o unite al centro, ha tratti ferini o canini troppo affilati. Se è pelosissimo poi è davvero un grosso problema. Fate attenzione anche al dito indice: se è più lungo del medio siete fritte perchè è un sicuro indizio di licantropia e se oltretutto manifesta un insano appetito per la carne cruda, prima della luna piena fate le valigie, il pieno alla macchina e imboccate la più vicina autostrada perchè è quasi sicuro che avete a che fare con un licantropo.

 

Una sola fiammella illumina il nostro triste destino: la trasmissione della licantropia per mezzo del morso è pura invenzione del cinema americano per avvicinarlo ulteriormente al mito del vampiro. Almeno da questo punto di vista siamo in una botte di ferro.

 

"Awooooooooouuuuu"... Oh oh, eccolo che arriva! Cosa dite, ragazze, gli controllo l’indice o gli faccio una visita odontoiatrica?

 

 

 

 

 

 

 

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