Romance o fiaba? Un bel dilemma…

March 12, 2018

 

- Zia Adele, stai leggendo una favola?

- Sì... no... insomma, sì è una storia d'amore.

- Bello! A me piaccioni i principi e le principesse.

- Anche a me, in effetti.

- C’è il Principe Azzurro, vero?

- Mmm... sì, direi di sì.

- E il principe salva la principessa?

- ??!!...

 

Ecco come, con una semplice domanda, una bambina di otto anni è riuscita a mettermi in crisi. In quel momento stavo leggendo I doveri di un cavaliere, un romance di Lynsay Sands. L'eroina descritta nel libro presenta strane similitudini con Cenerentola e l’eroe potrebbe calzare alla perfezione col Principe Azzurro. Un po' più rozzo è vero, ve lo concedo, ma la questione non è questa. Vediamo cosa dice l’enciclopedia Treccani alla voce fiaba: “Racconto di avventure in cui domina il meraviglioso, negli episodi come nei personaggi. Resoconto anonimo e popolare, di fonte e tradizione orale ed ebbe, fin da tempi remoti, vastissima diffusione nel mondo indoeuropeo come importante genere della narrativa orale d’intrattenimento.” Quindi Romance e Fiaba sono molto vicini, o così mi pare, anche se nel tempo c’è stata qualche "evoluzione" ma, in fondo in fondo, i nostri Romance non sono forse storie per noi bambine un po' cresciute?

 

Ma risaliamo alle origini delle fiabe, che fanno parte di quella grande famiglia che è la tradizione dei racconti orali. I cantastorie medievali, ve li ricordate? Di bocca in bocca, per generazioni, storie e uomini sono migrati per tutta Europa. Solo nel XVII secolo nasce un vero e proprio genere letterario grazie a Charles Perrault, che pubblica nel 1695 i suoi famosi Racconti di Mamma Oca, in cui sono raccolte alcune delle più celebri fiabe che hanno accompagnato generazioni di bambini: Cappuccetto Rosso, Barbablù, La bella addormentata, Pollicino, Cenerentola e Il Gatto con gli Stivali. L’autore adotta un tono leggero e ne approfitta per inserire, in ogni fiaba, una morale. Fino ad allora non era mai accaduto.

 

A questo punto però occorre fare una distinzione, perché favola e fiaba non sono la stessa cosa: la favola è una breve narrazione, per lo più in versi, i cui caratteri fondamentali furono segnati già da Esopo e universalmente diffusi da Fedro; essenziale è che essa racchiuda una verità morale o un insegnamento di saggezza pratica e che vi agiscano, a volte insieme a uomini e dèi, animali o esseri inanimati, caratterizzazioni di virtù e vizi umani.

 

Centocinquant’anni più tardi, furono i Fratelli Grimm che cominciarono a interessarsi dei racconti popolari tedeschi e, dopo averli riuniti raccogliendoli da fonti differenti, pubblicarono la loro prima opera con il titolo Kinder-und Hausmärchen (Fiabe per bambini e famiglia, da noi tradotto con il titolo Fiabe del focolare). I due fratelli erano linguisti e volevano risalire alle origini della lingua tedesca, quindi dedicarono molte energie alla ricerca e alla trascrizione dei miti e delle leggende dell'area germanica.

 

Anche le fiabe, dunque, seguono un canovaccio tipico come quello delle tragedie. All’inizio viene descritta una situazione di equilibrio: l’eroe o l’eroina e tutti i personaggi della storia sono felici ma… eh sì, c’è sempre un "ma", a un certo punto succede qualcosa di terribile, di inaspettato, che diventa il nodo dell’intrigo. La bella principessa è colpita da un evento funesto o torturata dalla matrigna e il principe, ahimè, trasformato in ranocchio o in qualche altro essere viscido e disgustoso. Un piccolo mondo che dovrà essere salvato a tutti i costi e, da questo momento, l’eroe comincia a reagire per opporsi e combattere. 

 

Il principe quindi dovrà affrontare mille prove, mille pericoli: combattere draghi, opporsi alle macchinazioni delle fattucchiere malvagie, dare prova di forza e astuzia. Tra l’altro, avrà anche l’arduo compito di scoprire a chi appartiene la graziosa, minuscola scarpetta di cristallo che gli è capitata tra le mani. Una cosa è certa: la suspense diventa quasi insostenibile e, fino all'ultima pagina, il lettore sarà sulla graticola ansioso di sapere se il poveraccio riuscirà nell’intento di sconfiggere giganti, orchi, streghe, maghi e folletti o peggio, matrigne. Tutti sappiamo quanto possono essere malvagie le matrigne, perfide e pericolose quasi quando le odierne suocere. Il male si annida nella famiglia, occhio!

 

E il cattivo? Riesce, per qualche misera pagina, a sconfiggere il nostro eroe, si illude di detenere il potere, di essere il vincitore assoluto quando… quando, a un certo punto, il bene trionfa sul male e ci viene dimostrato che il crimine e la menzogna non pagano mai. La conclusione ottimistica e felice delle fiabe ci permette di credere che, nella vita, c’è sempre un mezzo per riuscire a cavarsela, qualsiasi sia la situazione in cui siamo invischiati: faccia a faccia con un troll, nelle grinfie di una maga cattiva o prigionieri di un orco antropofago. Molto pedagogico, vero?

 

Interessante notare come i problemi esistenziali che pongono le fiabe siano sempre posti in termini brevi, semplici, anche se a volte molto tragici. L’abbandono di bambini da parte dei genitori (Hansel e Gretel), madri sconsiderate che lasciano andare la propria figlia da sola nella foresta infestata di lupi (Cappuccetto Rosso) e quello che più è scioccante, se ci pensate bene, è l’apparente indifferenza dei personaggi chiamati in causa: la piccola innocente Cappuccetto Rosso si allontana da casa fischiettando con le sue focaccette, Hansel e Gretel si ostinano, più volte, a tornare da quegli stessi genitori che li hanno abbandonati.

 

E l’amore? Al centro delle fiabe c’è spesso la sua ricerca, la sua conquista, con tutto il corollario dei problemi e vi sarete accorte che nella maggior parte delle fiabe c’è sempre qualcuno che mette in guardia le giovanette contro l’amore, soprattutto contro i pericoli del sesso. La Bella Addormentata si punge il dito con un oggetto appuntito (simbolo fallico secondo gli psicologi), sanguina e si addormenta. Il principe deve scartare siepi di spine (!) per raggiungerla e, quando l’abbraccia, si schiudono i fiori. Quanti simboli, con un messaggio chiaro: bisogna essere pronti per l’amore fisico. Nella fiaba de La Bella e la Bestia, Bella rifiuta di diventare la moglie del mostro ma, quando questi si lascia morire di dispiacere, commossa gli dà un bacio e lo trasforma in principe. La morale? Se non sei pronta, il sesso ti sembrerà disgustoso e ti farà paura. O almeno è quello che vorrebbero farci credere.

 

Ognuna di noi, durante l’infanzia, ha ascoltato e amato le fiabe di Cenerentola, Biancaneve, la Bella Addormentata e questi racconti ci hanno permesso di superare le incertezze dell’adolescenza. Eppure siamo ancora alla ricerca, attraverso le nostre attuali letture, di ritrovare la dolce e illusoria certezza del lieto fine. Per quale motivo? Perché i nostri romance non sono che fiabe, dove le eroine sono sempre bellissime, intelligenti, educate, destinate a diventare spose e madri, anche se di solito non sono mai rappresentate come diligenti casalinghe. Sono dolci, buone perché la bontà è sempre ricompensata… e gli eroi? Pure loro bellissimi, virili, ricchi: ecco le qualità principali per piacere a una donna. Ma sono anche coraggiosi, ostinati quando si tratta di conquistare l’amore o di salvare la prescelta. Arrivano sui loro cavalli, meglio se bianchi, i capelli al vento, brandendo la spada (!) per affrontare il Male, in qualsiasi sembianza esso sia.

 

Il Bene alla fine trionfa, la bella è salva, lui è perdutamente innamorato e vivranno felici e contenti circondati da tanti bambini. Importante quest’ultima precisazione, perché né la vecchiaia né la morte degli eroi è mai accennata. Infatti i Fratelli Grimm concludono spesso le loro fiabe con la frase “Ed essi non sono morti ma vivono ancora”. Così ci mettono di fronte a una vita non solo felice ma anche lunga, molto lunga… tutte similitudini che parlano da sole. I nostri romance non sono che adattamenti contemporanei di queste meravigliose fiabe che hanno accompagnato la nostra infanzia. Anche noi leggendoli immaginiamo che la speranza ci sia ancora e che, anche nella peggiore delle situazioni, tutto potrebbe tornare ad essere meraviglioso. A patto di avere accanto l’uomo dei nostri sogni.

 

Abbiamo la nostra risposta quindi di fronte agli scettici che si fanno beffe delle nostre letture:  il Romance è uno specchio che riflette i sogni ma anche le nostre paure, le nostre angosce, ed è qui che interviene la parte pedagogica della morale fiabesca: essa soddisfa i nostri bisogni di serenità e armonia. Le fiabe, da piccoli, ci aiutano a crescere, da grandi ci permettono di ritrovare il gusto perduto dell’infanzia. Piccole o grandi, è importante il piacere che ne ricaviamo, le ore trascorse a sognare. Quelle nessuno ce le può portare via.

 

Allora, c’era una volta…

 

 

 

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